I GRANDI CLASSICI AL CINEMA MAZZINI

LOCALE: Cinema Mazzini ore 21.00
GENERE: Cinema d'autore
PREZZI: INTERO €6,00- RIDOTTO €5,00 - ABBONAMENTO AI 10 FILM €40,00

PROGRAMMA:

- LADRI DI BICICLETTE di Vittorio De Sica (1948)
Martedì 7 Ottobre ore: 21:00

- I VITELLONI di Federico Fellini (1953)
Martedì 14 Ottobre ore: 21:00

- NOSFERATU di F.W. Murnau (1922)
Martedì 21 Ottobre ore: 21:00

- IL GRANDE LEBOWSKI di Ethan e Joel Coen (1998)
Martedì 28 Ottobre ore: 21:00

- METROPOLIS di Fritz Lang (1927)
Martedì 4 Novembre ore: 21:00

- SCIUSCIÀ di Vittorio De Sica (1946)
Martedì 11 Novembre ore: 21:00

- 8½ di Federico Fellini (1963)
Martedì 18 Novembre ore: 21:00

- IL GABINETTO DEL DOTTOR CALIGARI di R. Wiene (1920)
Martedì 25 Novembre ore: 21:00

- LO CHIAMAVANO TRINITÀ di E.B. Clucher (1970)
Martedì 2 Dicembre ore: 21:00

- LO SCEICCO BIANCO di Federico Fellini (1952)
Martedì 16 Dicembre ore: 21:00

Trama dei film

 

UNA STRAORDINARIA RASSEGNA DEL CINEMA D'AUTORE AL CINEMA MAZZINI. IN COLLABORAZIONE CON LA CINETECA DI BOLOGNA, L'ASSESSORTO ALLA CULTURA COMUNE DI BIELLA E IL CONTATO DEL CANAVESE.

LADRI DI BICICLETTE:
Durata: 93 minuti

Ladri di biciclette è un film drammatico del 1948, basato sull’omonimo romanzo del 1946 scritto da Luigi Bartolini. Il film segue la storia di un povero padre, Antonio Ricci (Lamberto Maggiorani), che va alla ricerca della sua bicicletta rubata nella Roma del dopoguerra. La bici, è di fondamentale importanza per il suo lavoro e perderla significherebbe mettere a repentaglio il suo lavoro che da da mangiare alla moglie Maria (Lianella Carell) e ai due figli, di cui il maggiore è Bruno (Enzo Staiola). Quando gli viene offerto un lavoro come attacchino comunale, Antonio dice alla moglie Maria che non può accettare poiché non possiede una bicicletta. Così, la donna vende le lenzuola del suo corredo nuziale al banco dei pegni per riscattare la bicicletta di Antonio. Durante il suo primo giorno di lavoro, Antonio è in cima a una scala quando un giovane (Vittorio Antonucci) gli ruba la bicicletta. Antonio gli dà la caccia inutilmente.
Anche le forze dell’ordine, alle quali il povero padre di famiglia si rivolge, possono fare ben poco per aiutarlo, così Antonio inizia lui stesso a cercare la bicicletta rubata, insieme con alcuni amici netturbini e al figlio Bruno. Dapprima si recano a Piazza Vittorio e successivamente a Porta Portese, dove solitamente vengono rivenduti gli oggetti rubati. Purtroppo, però, la tanto agognata bicicletta non si trova. Tuttavia, Antonio e Bruno vedono il ladro in compagnia di un vecchio barbone, ma questi gli sfugge. Padre e figlio partono all'inseguimento del ladro, addentrandosi persino in un quartiere malfamato, dove vengono minacciati dagli abitanti, che prendono le difese del ladro. Bruno chiede aiuto a un carabiniere, che perquisisce l’appartamento del ladro, ma, non trovando prove, non può aiutarli. Antonio, portato all'esasperazione, tenta un gesto estremo per uscire dalla tragica situazione...

 

I VITELLONI:
Durata: 115 minuti

I vitelloni è un film del 1953 diretto da Federico Fellini.
La storia ruota attorno alle vicende di cinque amici romagnoli, annoiati dalla vita di provincia e allergici a ogni forma di responsabilità. Tutti senza lavoro, si abbandonano all'ozio e al gioco a spese dei genitori. Pur nella frivolezza delle loro vite, Leopoldo (Leopoldo Trieste), grande appassionato di teatro, e Moraldo (Franco Interlenghi), sempre con la testa sulle spalle, sembrano essere i più maturi del gruppo. Riccardo (Riccardo Fellini), invece, goliardico e infantile, è sempre pronto ad appoggiare i suoi compagni in ogni piccola avventura.
I due che più di tutti si ritrovano drasticamente catapultati dalla spensieratezza giovanile ai doveri della vita adulta sono Alberto (Alberto Sordi) e Fausto (Franco Fabrizi). Il primo, quando la sorella Olga lascia la casa per amore e priva la famiglia dell’unico stipendio fisso, capisce di doversi trovare un lavoro e mettere definitivamente la testa a posto, abbandonando biliardo e scommesse. Il secondo mette incinta la fidanzata Sandra e ne paga le conseguenze portandola all'altare e accettando di buon grado l’impiego trovatogli da suo suocero in un negozio di oggetti sacri.
La romantica luna di miele a Roma, tuttavia, non basta ad allontanare Fausto dal piacere della seduzione: da buon donnaiolo continua a importunare tutte le ragazze che gli capitano a tiro, non risparmiando nemmeno Giulia, la moglie del suo principale. I continui tradimenti porteranno a un risvolto tanto inaspettato quanto drammatico. I ragazzi proveranno ad aiutare l’amico, ma anche nella più seria delle situazioni non riusciranno a nascondere tutta la loro superficialità di adolescenti mai cresciuti.

 

NOSFERATU:
Durata: 70 minuti

Noferatu il vampiro è un film horror muto del 1922, diretto da Friedric Wilhem Murnau, ispirato liberamente al romanzo Dracula di Bram Stoker.
In Germania nel 1838 a Wisborg il giovane agente immobiliare Huttar (Gustav von Wangenheim) viene spinto a partire per la Transilvania dal suo datore di lavoro: ha ricevuto una richiesta dal Conte Orlok (Max Schreck) che desidera trasferirsi proprio nella cittadina tedesca.
Huttar accetta l'incarico, anche perché ha già in mente cosa potrebbe offrire al Conte: di fronte alla sua abitazione c'è un bellissima casa inabitata. Così saluta la moglie Ellen (Greta Schroeder), preoccupata e piena di oscuri presentimenti, e si mette in viaggio verso i Carpazi. Ma più si avvicina alla meta più sente un'oppressione generata anche dalle superstizioni della gente del luogo, convinta che il castello di Orlok sia posseduto da forze malvagie e che il vampiro Nosferatu si aggiri nel paese seminando morte.
Finalmente Huttar arriva a destinazione. Viene accolto cortesemente dal Conte e riesce subito a concludere l'affare, ma si rende conto che in quello spettrale castello aleggia un'ombra oscura e che Orlok insolitamente dorme di giorno. Ispezionando le stanze del maniero trova una cripta e scopre che il vampiro è proprio colui che lo ospita. Fatto prigioniero, dalla finestra della sua stanza vede il Conte infilarsi in una delle bare in procinto di partire. Con orrore, Huttar pensa alla casa appena venduta che è di fronte alla sua: forse il diabolico convoglio è diretto proprio lì. Intanto Wisborg è pervasa dall'oscurità che incombe mentre Nosferatu si avvicina...

 

IL GRANDE LEBOWSKI:
Durata: 117 minuti

Il Grande Lebowski è una commedia-crime del 1998 dei fratelli Coen, che narra le vicende di Jeffrey Lebowski (Jeff Bridges), detto “il Drugo”. Lebowski è uno scapolo fannullone, che passa le sue giornate fumando spinelli, ascoltando musica e giocando a bowling con i suoi due amici Walter (John Goodman) e Donny (Steve Buscemi). La storia ha inizio quando Lebowski viene aggredito in casa propria da due scagnozzi del magnate del porno Jackie Treehorn, che gli intimano di pagare il debito che sua moglie ha nei confronti di Treehorn. Solo dopo averlo malmenato, i due malviventi si rendono conto di aver evidentemente sbagliato persona e di non trovarsi in casa del ricco Jeffrey Lebowski, come credevano. Incoraggiato dall’amico Walter, il mattino seguente, Drugo si presenta a casa del suo omonimo Jeffrey Lebowski, quest’ultimo però, ricco filantropo paralizzato su una sedia a rotelle.
Drugo racconta a Lebowski dell’aggressione subita a causa del debito di sua moglie, Bunny, e gli chiede un risarcimento per il suo tappeto, ma la sua richiesta viene immediatamente respinta. Pochi giorni dopo il ricco Lebowski, sull'orlo della disperazione, convoca Drugo: sua moglie è stata rapita e i sequestratori gli hanno chiesto una grossa somma di denaro come riscatto. Non volendo coinvolgere la polizia, Lebowski incarica Drugo di consegnare ai rapitori la valigetta contenente il milione di dollari. Drugo, che inizialmente non aveva nessuna intenzione di accettare l’incarico, alla fine si lascia convincere dalla promessa di una lauta ricompensa. Da quel momento in poi, la situazione sfuggirà completamente di mano al povero Drugo, che, tra i fumi della marijuana e dell’alcol, si ritroverà sempre più immerso in una vicenda costantemente al di sopra della sua capacità di comprensione.

 

METROPOLIS:
Durata: 107 minuti

Metropolis, è un film muto del 1927 diretto da Fritz Lang, tratto dal un romanzo di Thea van Harbou.
Lang ambienta il film in un futuro oscuro e asfissiante, nel 2026, in una tentacolare Metropolis. La megalopoli, ostenta grattacieli altissimi tra i quali si incrociano ardite sopraelevate percorse da futuristiche vetture. Gli abitanti sono ricchi nullafacenti ingordi di agi e lussi. Ma la parte inferiore della città nasconde un orrore: proletari che lavorano incessantemente e in condizioni sovrumane come schiavi.
In quell'inferno si aggira un angelo, la dolce e mite Maria (Brigitte Helm) una giovane che incoraggia gli operai inducendoli a confidare nella provvidenza; oltre a ciò si prende cura dei loro bambini. Un giorno li conduce a vedere un meraviglioso giardino "nella città di sopra". Qui incontra John (Gustav Frohlich), figlio del padrone assoluto di Metropolis, Freder Frederer (Alfred Abel). Il ragazzo ne rimane profondamente colpito e seguendola scopre i sotterranei e gli uomini ridotti in schiavitù.
La sua vita cambia quando decide di entrare nella realtà del sottosuolo e comincia a farne parte. Cerca la sua amata ma non la può trovare: è stata rapita per ordine di Frederer da uno scienziato con il compito di mettere a punto un Androide identico a Maria che dovrebbe dividere gli operai, ma in realtà, il suo creatore, se ne servirà per fomentare la sommossa con lo scopo di strappare il potere a Frederer.
Metropolis assisterà a scenari disastrosi, la donna robot guiderà una rivolta, le fabbriche si fermano, la città rischia il collasso e gli operai la vita.

 

SCIUSCIÀ:
Durata: 105 minuti

Sciuscià è un film drammatico del 1946 diretto da Vittorio De Sica.
Siamo alla fine della Seconda Guerra Mondiale, in una Roma devastata dal disagio sociale. Protagonisti della storia sono due ragazzini, Giuseppe (Rinaldo Smordoni) e Pasquale (Franco Interlenghi), legati da una profonda e sincera amicizia. Si guadagnano da vivere facendo gli sciuscià, lustrando le scarpe ai soldati americani sui marciapiedi di via Veneto.
La strada è la loro casa, il palcoscenico della loro vita: è qui che fanno affari, contano soldi e come piccoli uomini sono attenti a tutte le opportunità, anche illegali, pur di far qualche spicciolo in più.
Un'infanzia rubata in un mondo di adulti che cercano di stare a galla come possono, ma c'è un oggetto del desiderio per i due ragazzi che richiama la loro spensieratezza: un cavallo bianco, Bersagliere. Appena possono, corrono a Villa Borghese e con 300 lire lo affittano per cavalcarlo in due. Il loro sogno è quello di possedere il puledro e sono disposti anche a lavori sporchi pur di comprarlo.
L'occasione arriva quando il fratello di Giuseppe e un suo compare li coinvolgono in un furto a casa di una chiromante. È una trappola e ne pagheranno le conseguenze disastrose, ma prima di essere arrestati e portati al riformatorio riescono, con i proventi del lavoretto, a comprare Bersagliere.
Il cavallo viene affidato alle cure di uno stalliere e Pasquale e Giuseppe condannati, vengono rinchiusi in celle diverse. Qui sperimentano una vita disciplinata da disumane e brutali regole, inganni e tradimenti. Durante l'interrogatorio, infatti, Pasquale è ricattato: se non confessa il suo amico sarà picchiato duramente. L'amicizia tra i due è incrinata, l'affetto e la fedeltà che li univa sono svaniti, ormai sono nemici...

 

8 1/2:
Durata: 140 minuti

Un uomo sui quarantacinque anni trascorre un periodo di riposo in una stazione climatica di cura. La forzata pausa si risolve in una specie di bilancio generale della sua esistenza: un bilancio fatto di rapporti con personaggi reali, e di fantasticherie, ricordi, sogni, che si inseriscono all'improvviso negli avvenimenti concreti delle sue giornate e delle sue notti. Nei suoi sogni fanno parte i ricordi del padre e della madre, morti, con i quali egli discorre teneramente, come con persone vicine. La paura della vecchiaia e della morte, gli si rivelano attraverso immagini in cui egli vede se stesso morto, mentre intorno, la vita continua senza di lui. E tutto questo non fa che rendere consapevole quello smarrimento che egli si portava dietro da anni e che le cure della esistenza quotidiana e del lavoro avevano in parte mascherato.

 

IL GABINETTO DEL DOTTOR CALIGARI:
Durata: 69 minuti

Un losco imbonitore da fiera si identifica con un ipnotizzatore del Settecento e fa compiere delitti a un sonnambulo. Una volta svelato l'assassino lo troviamo ospite di un manicomio per cui ci si chiede se non si tratti solo di una sua allucinazione.

 

LO CHIAMAVANO TRINITÀ:
Durata: 117 minuti

Lo chiamavano Trinità... è un film del genere spaghetti western, scritto e diretto del 1970 da E.B. Clucher (pseudonimo di Enzo Barboni).
La vicenda si svolge in un’imprecisata località del far west, al confine col Messico.
Il film si apre con un pistolero che si fa trascinare dal suo cavallo a bordo di un travois, sonnecchiando pigramente al sole.
Lo chiamano Trinità (Terence Hill) e, nonostante l’aspetto pigro e indolente, è un abile pistolero, tanto da essere soprannominato “la mano destra del diavolo”.
Nel suo girovagare per il West, Trinità giunge casualmente nella cittadina dove suo fratello Bambino (Bud Spencer) svolge il ruolo di sceriffo.
Trinità ne è sorpreso, visto che il fratello è un noto ladro di cavalli nonché provetto pistolero, tanto da essere soprannominato "la mano sinistra del diavolo".
Trinità arriva nel momento in cui Bambino sta affrontando tre pistoleri del maggiore Harriman (Farley Granger), un latifondista locale che spadroneggia in città con i suoi scagnozzi.
I pistoleri gli intimano di liberare un loro amico, in galera per tentata violenza carnale sulla moglie del giudice che lo deve processare. Al culmine dello scontro a soccombere sono proprio i tre pistoleri.
In realtà Bambino ha assunto l'incarico di sceriffo dopo aver sparato per sbaglio a quello vero, che ancora nessuno aveva mai visto in città, nel tentativo di rapinarlo.
Sottratta la stella al malcapitato, Bambino ha raggiunto la città spacciandosi per il nuovo sceriffo. La sua intenzione è quella di continuare la farsa fino a quando riuscirà a rubare la mandria di cavalli ancora non marchiati del maggiore Harriman.
Per questo motivo è in attesa dei suoi complici storici, Faina e il Timido (Ezio Marano e Luciano Rossi), con i quali poi andrà in California con l’intenzione di compiere altri furti.
Dopo lo scontro con i tre pistoleri, Bambino si reca nel saloon della città per intimare al maggiore Harriman e ai suoi “rubagalline” di smettere di terrorizzare la comunità di mormoni che si è stanziata poco lontano dalla città. Poi propone al fratello di aiutarlo a combattere Harriman e i suoi tirapiedi.
Davanti al rifiuto di Trinità, Bambino lo esorta seccamente a lasciare la città. Intanto appare evidente che Harriman ha messo gli occhi sulle terre dove si è insediata la comunità di mormoni per farne un pascolo per i suoi cavalli. Per questo motivo il mattino seguente si reca all’accampamento dei mormoni e rivolge minacce al loro capo Tobia. Quello stesso giorno Trinità, girovagando per la città, vede gli uomini di Harriman mentre minacciano un mormone nell’emporio del maggiore. Trinità assiste alla scena in quanto attratto da Sarah e Giuditta (Gisela Hahn e Elena Pedemonte), due bellissime ragazze della comunità, scese in città per fare provviste.
Ne scaturisce una rissa in cui Trinità mette in fuga gli scagnozzi di Harriman a suon di ceffoni.
Appreso l’accaduto, Bambino dapprima s'infuria con il fratello per ciò che ha fatto, ma poi lo nomina vicesceriffo.
Il giorno dopo i due fratelli si recano dai mormoni e vengono invitati a pranzo da padre Tobia (Dan Sturkie), che vuole manifestare la gratitudine della comunità per il loro intervento contro gli uomini di Harriman. Mentre sono a pranzo, giunge il bandito messicano Mezcal (Remo Capitani) con la sua banda e, come di consuetudine, inizia a tormentare e a malmenare i presenti per non aver trovato il vino.
Bambino, che a differenza dei pacifici mormoni non si sottrae mai alle provocazioni, reagisce prontamente e mette in fuga i banditi a suon di sberle. A questo punto è guerra aperta.
Il maggiore Harriman recluta due pistoleri, Bounty Killer e Mortimer, allo scopo di fare fuori i due fratelli e scacciare i mormoni, ma i due vengono subito sbaragliati da Trinità. Allora Harriman minaccia sceriffo e vice-sceriffo di denunciarli al Governatore per la loro condotta se non rassegneranno le loro dimissioni.
Infuriato a causa della loro indifferenza alle sue minacce, Harriman si allea con Mezcal. Intanto lo sceriffo, quello vero che tutti credevano morto mentre è solo azzoppato, è sulle tracce dei due fratelli per catturare Bambino.
Intanto Trinità decide di rimanere con i mormoni poiché innamorato di Sarah e Giuditta, lieto di poterle frequentare entrambe poiché la loro comunità tollera la poligamia.
All’improvviso giungono dal deserto Faina e il Timido, che si ricongiungono finalmente con Bambino. Trinità cerca di coinvolgerli nella difesa dei mormoni ma i tre si rifiutano, intenzionati a riprendere la loro “carriera” insieme.
Alla fine Trinità trova gli argomenti giusti per portarli dalla sua parte. E così tutto è pronto per lo scontro finale con Harriman.

 

LO SCEICCO BIANCO:
Durata: 86 minuti

Due sposini meridionali, Wanda ed Ivan, in viaggio di nozze, arrivano a Roma una mattina. Mentre Ivan si riposa in albergo, Wanda, appassionata lettrice di romanzi a fumetti, si reca alla redazione del suo giornaletto preferito. Poiché dà prova di uno straordinario entusiasmo per il protagonista del cine-romanzo "Lo sceicco bianco", l'invitano ad unirsi alla troupe, che va a Fregene a girarne alcuni episodi. Così Wanda conosce lo Sceicco, che le fa una corte spietata e le chiede di partecipare con lui ad una scena. Durante la pausa pranzo i due fanno una gita in barca che il vento fa durare più del previsto, mentre Wanda respinge vittoriosamente le effusioni dello Sceicco. Raggiungono tardi la spiaggia e Wanda si trova davanti alla realtà dei fatti, il suo Sceicco non è altri che un uomo normale...

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